Come nasce un corso e-learning: strumenti, SCORM e che cosa arriva in piattaforma
Il corso arriva come un unico file zip, e in piattaforma ci entra soltanto una parte. Che cosa succede ai risultati quando si sostituisce il pacchetto, perché Moodle non supporta SCORM 2004 e che cosa chiedere a chi realizza i contenuti prima del contratto.
Il corso arriva come un unico file zip, e in piattaforma ci entra soltanto una parte. Che cosa succede ai risultati quando si sostituisce il pacchetto, perché Moodle non supporta SCORM 2004 e che cosa chiedere a chi realizza i contenuti prima del contratto.
Il corso è pronto, è stato pagato, e arriva come un unico file zip con un nome che contiene il numero di versione; qualcuno lo carica sulla piattaforma, preme salva, e il giorno dopo risulta che i registri di completamento di centoventi persone sono scomparsi, anche se nessuno ha cancellato nulla. Non è un mito e non è un caso raro, e la piattaforma aveva persino avvisato, solo che l’avviso è comparso per mezzo secondo prima che il pulsante fosse già premuto, e ci stava scritto ciò che in quel momento nessuno capiva.
Questo articolo riguarda il percorso dal materiale al pacchetto e ciò che la piattaforma che lo riceve fa con quel pacchetto, perché proprio in questo punto di consegna si incontrano due parti che di solito non vedono il lavoro l’una dell’altra. Che cos’è un sistema di gestione dell’apprendimento e quando serve davvero a un’azienda, l’abbiamo già scritto a parte, e anche su come scegliere una piattaforma di formazione. Qui si tratta del passo che viene dopo la scelta: il corso nasce fuori dalla piattaforma, viene impacchettato e poi entra dentro, ed è proprio in questo passaggio che nascono quasi tutti i problemi che più tardi sembrano errori della piattaforma.
Prima conviene dire una cosa che distingue questo tema dalla maggior parte degli altri: quasi tutti i problemi qui sono documentati, nominati e descritti pubblicamente, quindi non vanno scoperti spendendo i propri soldi. Nella documentazione della piattaforma ci sono gli avvisi, le cause e le soluzioni, e l’unica cosa che di solito manca è una persona che li legga prima dell’ordine, non dopo il primo incidente.
Che cosa contiene il pacchetto e che cosa ci fa la piattaforma
Un pacchetto SCORM (Sharable Content Object Reference Model) è un archivio zip nella cui radice si trova un file chiamato imsmanifest.xml, ed è proprio questo file a fare del pacchetto un pacchetto, non una cartella di file. Il manifest descrive la struttura del corso, elenca i learning object e indica quali file appartengono a ciascuno, quindi la piattaforma lo legge per primo e da lì impara che cosa mostrare e in quale ordine.
Poi la divisione è più semplice di quanto si pensi di solito, e conviene dirlo subito perché spiega quasi tutto il resto: la piattaforma mostra il pacchetto e salva i dati su ciò che la persona ci ha fatto, ma il contenuto in sé non lo crea e non ci interviene. La documentazione di Moodle lo dice in questi termini: il sistema presenta il pacchetto e salva i dati delle interazioni di apprendimento, ma non genera il contenuto SCORM. Perciò tutto ciò che accade dentro lo schermo è lavoro di chi ha creato i contenuti, e tutto ciò che accade intorno è lavoro della piattaforma.
La comunicazione tra i due passa per un canale stretto, in cui il learning object chiama l’interfaccia della piattaforma con comandi come inizializzare, impostare un valore, salvare e chiudere, e attraverso il quale transitano pochi valori: stato, punteggio, tempo, risposte alle domande e un piccolo campo di testo per salvare lo stato. Questo canale è l’elemento più importante di tutto il tema, perché tutto ciò che più tardi Lei vorrà vedere nel report deve uscire proprio da lì, e ciò che non ci sta non arriverà mai nel report.
Ciò che la piattaforma salva è un elenco concreto e limitato, legato a un tentativo in una determinata attività: lo stato, i punti ottenuti insieme al minimo e al massimo, il tempo trascorso, le risposte alle singole domande e i dati per sospensione (suspend_data) già citati. Non c’è il nome della persona dentro il corso, né quante volte ha riavvolto il video, né quali pagine ha saltato, a meno che il corso stesso non abbia trasformato questi fatti in uno dei valori elencati.
Anche i guasti che nascono in questo passaggio sono noti e documentati, quindi non vanno riscoperti, e il più frequente è l’assenza del manifest o la sua presenza nel posto sbagliato dell’archivio, perché deve stare proprio nella radice, non in una sottocartella; il secondo è la non univocità degli identificatori, che nel sistema di tracciamento degli errori è una segnalazione a sé. Ai corsi più vecchi si aggiungono i problemi di visualizzazione sui dispositivi mobili, quando il contenuto è messo in una cornice a dimensioni fisse, e anche quelli hanno i propri numeri di segnalazione, quindi al fornitore si possono chiedere direttamente.
Perciò la prima domanda a chi realizza i contenuti non riguarda lo strumento con cui il corso verrà costruito, ma in quale formato verrà consegnato e che cosa esattamente riferirà. Due corsi che sullo schermo sembrano identici possono riferire in modo del tutto diverso, e la differenza diventa visibile solo quando a qualcuno serve la prova che la persona ha davvero seguito il corso.
Quattro famiglie di sigle che non sono la stessa cosa
Le parole SCORM, xAPI, cmi5 e AICC sul mercato vengono usate come se fossero intercambiabili, ma indicano cose diverse e hanno manutentori diversi. SCORM è un formato di pacchetto insieme a un ambiente di esecuzione, e la sua ultima versione è la quarta edizione del 2004, uscita nel 2009; un’edizione più recente non esiste e non è attesa.
L’organizzazione che ha creato SCORM ha cessato l’attività, e nei suoi repository c’è ora un avviso di archiviazione, ma da ciò non si deve concludere che lo standard sia rimasto senza un manutentore, perché il modello dati dell’ambiente di esecuzione SCORM è tenuto dall’Institute of Electrical and Electronics Engineers come standard 1484.11.1, la cui ultima redazione è del 2022, e accanto c’è il 1484.11.2 sull’interfaccia. Allo stesso tempo conviene conoscere un dettaglio che induce in errore: nella pagina dei repository dell’organizzazione che ha creato SCORM il nome è scritto Advanced Digital Learning, mentre il nome storico è Advanced Distributed Learning.
L’Experience API (xAPI) è un’altra cosa, ossia non un formato di pacchetto, ma un modello di dichiarazioni e un’interfaccia con cui il sistema invia i record su ciò che la persona ha fatto a un learning record store (LRS) separato. Dal 2023 è uno standard pubblicato con il numero 9274.1.1, e lo stesso testo è disponibile anche come standard internazionale, quindi si tratta di una sola cosa con due numeri, non di due versioni.
Il quarto nome è il profilo cmi5, un profilo di utilizzo di xAPI proprio per l’avvio dalla piattaforma di formazione, non un ulteriore standard a sé; la redazione in vigore di questo profilo è del 2016, e la standardizzazione internazionale è in corso ma non ancora conclusa, quindi è corretto dire che il lavoro è approvato come progetto, non che lo standard esista già. AICC, Aviation Industry Computer-Based Training Committee, è invece il più vecchio di tutti, e il comitato che lo manteneva ha cessato l’attività nel dicembre 2014, cedendo cmi5 e il proprio archivio.
Il confine da conoscere prima di commissionare il corso
Qui c’è uno dei fatti praticamente più importanti di tutto l’articolo, e sorprende quasi chiunque lo senta per la prima volta: Moodle supporta SCORM 1.2 e AICC, ma non supporta SCORM 2004, e non è un malinteso né una negligenza, ma una scelta consapevole, scritta nella documentazione della piattaforma stessa e che lì nessuno nasconde. Lì si indica che la 1.2 supera tutti i test della suite di conformità, mentre della versione del 2004 sono realizzate soltanto alcune parti dell’interfaccia di base, quindi alcuni pacchetti possono sembrare funzionanti, anche se una conformità piena non c’è.
Questo confine conta perché chi realizza i contenuti offre spesso proprio la versione del 2004 come la più recente e la migliore, e formalmente lo è, perché ha due campi di stato separati e un punteggio in scala. Per il committente che lavorerà con Moodle, la versione più recente si rivela però la scelta peggiore, ed è una delle poche volte in cui la versione più vecchia dello standard è la risposta giusta, non una resa alle circostanze.
Segue una frase che conviene leggere due volte, perché determina come procedere dopo: il lavoro sul supporto di SCORM 2004 è fermo, e le segnalazioni di errore su questo punto vengono chiuse come cose che non saranno corrette. Significa che alcuni pacchetti del 2004 possono sembrare funzionare, ma non ci si può fare affidamento, e nessuno li correggerà se smettono di funzionare; il percorso certificato, se la versione del 2004 è obbligatoria, passa per un servizio esterno commerciale con un proprio plugin.
La conseguenza pratica è semplice: prima di commissionare il corso va detto a chi realizza i contenuti in quale formato serve il pacchetto, e nella maggior parte dei casi la risposta sarà SCORM 1.2. Se chi lo realizza offre soltanto la versione del 2004, non è automaticamente un male, ma cambia la scelta della piattaforma o richiede un componente aggiuntivo, e questa conversazione va fatta prima del lavoro, non il giorno della consegna. Nel caso del profilo cmi5 va saputo che Moodle non lo include per impostazione predefinita e che servono un plugin a parte e un learning record store a parte.
Un solo campo in cui deve stare tutto
SCORM 1.2 conosce un solo campo di stato, e ci può stare uno di sei valori, che nell’interfaccia italiana di Moodle compaiono come «Superato», «Completato», «Fallito», «Incompleto», «Visitato» e «Non tentato». Significa che non si può riferire allo stesso tempo che la persona ha seguito il corso fino in fondo e che non ha superato il test, perché le due cose combattono per lo stesso campo, e per l’azienda che ha bisogno proprio di questa distinzione è un limite vero, non un dettaglio tecnico.
SCORM 2004 risolve il problema dividendo lo stato in due campi indipendenti, di cui uno parla del completamento e l’altro del risultato, e aggiungendo un punteggio in scala; è proprio per questo che alcuni realizzatori di contenuti lo offrono. Ma poiché Moodle non supporta la versione del 2004, questa soluzione per la maggior parte dei lettori non è disponibile, e al suo posto va previsto che al posto di un corso possano servire due attività: una per la consultazione del materiale, l’altra per la verifica.
Il secondo limite è ancora più concreto: il campo in cui il learning object salva il proprio stato interno, perché la persona possa riprendere dallo stesso punto, in SCORM 1.2 contiene 4.096 caratteri, e questo limite è scritto anche nel file del modello dati di Moodle. Per un corso lungo con molte domande è poco, e quando il limite è raggiunto lo stato semplicemente non si salva più, quindi la persona torna all’inizio del corso, e sembra un errore della piattaforma, ma è un limite dello standard.
Il terzo limite è tale da poter trasformare un corso completato in un corso non superato senza che nessuno intervenga: se nel manifest è indicato un mastery score, allora i requisiti di conformità impongono alla piattaforma di ricalcolare lo stato rispetto ai punti ottenuti, e Moodle offre proprio questo comportamento come impostazione distinta, «Il mastery score sovrascrive lo stato». Un corso che riferisce il completamento ma mostra punti sotto la soglia può quindi comparire nel report con lo stato «Fallito», ed è documentato, non inventato.
Che cosa scompare quando si sostituisce il pacchetto
Torniamo a ciò da cui questo articolo è partito. Se un pacchetto nuovo viene caricato sopra quello vecchio nella stessa attività e l’identificatore dell’elemento del manifest differisce dal precedente, i dati di tracciamento di quel pacchetto in Moodle vengono eliminati, ed è scritto nella documentazione proprio in questa forma, e lì è persino indicato che cosa fare: accertarsi che l’identificatore sia lo stesso.
La piattaforma avvisa, e nell’interfaccia italiana l’avviso suona quasi parola per parola così: «ATTENZIONE: Il pacchetto sembra cambiato o modificato. Se la struttura del pacchetto è cambiata, alcuni tracciamenti degli utenti potrebbero andare persi durante il processo di aggiornamento.» Il secondo avviso è ancora più diretto e dice che «I dati di tracciamento esistenti saranno eliminati!». Il problema è che entrambi compaiono nel momento in cui il caricamento è già in corso, e chi li vede di solito non sa se l’identificatore è cambiato, perché lo determina lo strumento di chi realizza i contenuti, non chi carica.
Ne seguono due regole pratiche, da fissare prima della consegna della prima versione, e la prima è chiedere a chi realizza i contenuti di conservare lo stesso identificatore in tutte le versioni successive e di confermarlo per iscritto. La seconda è un passo di verifica semplice: prima del caricamento aprire l’archivio zip, trovare il file del manifest e confrontare l’identificatore con il precedente, il che richiede due minuti e protegge da una perdita irreversibile.
Conviene capire anche dove vivono questi dati, perché spiega il resto e risponde alla domanda che di solito arriva subito dopo. I tentativi e i risultati appartengono all’attività della piattaforma, non al pacchetto, quindi eliminare l’attività elimina anche i risultati, e creare un’attività nuova per la versione nuova significa che i vecchi registri di completamento restano sull’attività vecchia e in quella nuova non si vedranno. È una soluzione utilizzabile se l’attività vecchia viene nascosta, non eliminata, ma allora le condizioni di completamento del corso vanno ricollegate all’attività nuova, altrimenti il corso per una parte delle persone diventa all’improvviso non completato.
L’ultima cosa che conviene sapere sui tentativi riguarda quando la piattaforma offrirà di ricominciare da capo, perché non è una scelta dell’utente, ma un comportamento fissato dallo standard. In SCORM 1.2 un nuovo tentativo viene proposto soltanto se il precedente è terminato con lo stato «Completato», «Superato» o «Fallito», mentre in caso di tentativo «Incompleto», «Visitato» o non ancora tentato la persona torna nello stesso tentativo, e il pacchetto, senza una logica interna propria, sovrascrive semplicemente i punti e lo stato precedenti.
Attorno a questo comportamento in piattaforma ci sono due impostazioni che conviene capire prima di lanciare il corso, non dopo i primi reclami. Una, «Forza un nuovo tentativo», forza l’avvio di un nuovo tentativo, e l’altra, «Blocca dopo l’ultimo tentativo», chiude l’attività dopo l’ultimo tentativo consentito; inoltre il limite al numero di tentativi funziona soltanto con SCORM 1.2 e AICC, perché la versione del 2004 ha una definizione propria. C’è anche un dettaglio del report che cambia i numeri: l’indicatore sull’ultimo tentativo completato non include quelli terminati con lo stato «Fallito», quindi due report sullo stesso corso possono mostrare onestamente cifre diverse.
H5P è un’altra cosa, non uno SCORM più semplice
H5P (HTML5 Package) viene spesso nominato insieme a SCORM, e questo dà l’impressione che si tratti di due soluzioni dello stesso tipo, di cui una è semplicemente più facile da usare. Non è vero, e la confusione costa, perché si comprano in casi diversi: H5P è un tipo di contenuto interattivo che funziona nel browser e viene consegnato come file a sé, ma non usa né il manifest né l’interfaccia SCORM, e per questo riferisce alla piattaforma in un altro modo.
Su Moodle H5P arriva per tre vie diverse, che non vanno confuse perché si comportano in modo diverso, e la prima è la possibilità integrata della piattaforma stessa, con il deposito dei contenuti e un’attività a sé, che è valutabile e tiene i tentativi. La seconda è un plugin più vecchio, che in molte installazioni è ancora presente e per alcuni tipi di contenuto tratta la valutazione in modo diverso, mentre la terza è un servizio cloud a pagamento che si collega alla piattaforma come tool esterno, e nel forum del produttore è detto esplicitamente che se ne può fare a meno, perché la parte a pagamento sono tipi di contenuto e possibilità di importazione aggiuntivi.
Il comportamento della valutazione è il punto in cui arrivano le sorprese sgradite, perché nel report dei tentativi dell’attività integrata la colonna del superamento significa che la persona ha ottenuto il cento per cento, mentre la colonna del completamento significa soltanto che ha percorso il contenuto fino in fondo, e nella documentazione è indicato con chiarezza che questo elenco non è collegato né alla sufficienza dell’attività né alle condizioni di completamento dell’attività. Un’azienda che aspetta che il risultato H5P riempia da solo il completamento del corso può quindi scoprire che il corso formalmente non è completato per nessuno.
C’è anche un dettaglio sui tipi di contenuto stessi, che conviene verificare prima della scelta, perché non ogni tipo H5P riferisce valutazione e completamento allo stesso modo, e sono documentati casi in cui alcuni tipi non impostavano affatto i messaggi di completamento e di superamento, quindi vanno verificati proprio i tipi che si prevede di usare nel corso. Quanto alla licenza, il software è in licenza permissiva con un’eccezione per una parte del codice, ma più importante è che il contenuto che si crea non viene licenziato automaticamente con essa, e la licenza la sceglie l’autore.
Il contenuto del corso ha i propri requisiti di accessibilità
La domanda sull’accessibilità di solito viene posta sulla piattaforma, ma la maggior parte della risposta sta nel contenuto, perché è lì che vivono i video senza sottotitoli, le immagini senza descrizione e gli esercizi interattivi che non si possono svolgere con la tastiera. La piattaforma può essere impeccabile, e il corso al suo interno restare inutilizzabile per chi non vede lo schermo o non usa il mouse.
A chi spetta come obbligo, non come scelta, va risposto con precisione, perché sbagliare qui è facile e costa caro: per i siti web e le applicazioni delle pubbliche amministrazioni gli obblighi li pone la legge 9 gennaio 2004, n. 4 (legge Stanca), che recepisce la direttiva 2016/2102; per il settore privato, a determinati servizi, dal 28 giugno 2025 si applica il decreto legislativo 27 maggio 2022, n. 82, di attuazione della direttiva (UE) 2019/882. Ciò non significa che da quella data ogni sito aziendale debba rispettare lo standard di accessibilità, perché l’ambito del decreto è fissato per tipi di servizi, tra cui i servizi di commercio elettronico, e le microimprese che forniscono servizi — meno di dieci persone e fatturato annuo o totale di bilancio non superiore a 2 milioni di euro — sono esentate dall’osservanza dei requisiti di accessibilità.
Per la formazione interna dell’azienda ne segue una sequenza pratica che non richiede un giurista: se i corsi sono destinati ai propri dipendenti, di solito non sorge un obbligo diretto da quelle norme sull’accessibilità, ma resta l’obbligo di assicurare accomodamenti ragionevoli al singolo dipendente che ne abbia bisogno, e questa è una questione del tutto diversa, personalizzata, che sta nel diritto del lavoro e della parità, non in quelle norme. Se i corsi vengono venduti come servizio ai consumatori online, o se il committente è una pubblica amministrazione, i requisiti vanno verificati sul serio e prima di venderli o di partecipare alla gara, non dopo.
Sul piano tecnico il requisito di solito si esprime come conformità alle indicazioni WCAG al livello AA, e per chi realizza i contenuti significa cose concrete: sottotitoli per i video, trascrizione per l’audio, contrasto sufficiente, alternative testuali per le immagini e la possibilità di svolgere tutto ciò che è interattivo con la tastiera. Questi requisiti vanno scritti nell’ordine, perché aggiungere i sottotitoli a corso finito significa rielaborare i video, e costa quanto sarebbe costato subito, soltanto più tardi.
Che cosa il pacchetto non contiene mai
L’importazione del pacchetto crea un’attività, non un corso, e questa differenza spiega molti malintesi successivi che compaiono proprio al momento della consegna. Tutto ciò che nel corso sta intorno al contenuto resta dal lato della piattaforma e va creato a parte, indipendentemente da quanto il pacchetto sia ben preparato e da quanto sia costato.
In concreto nel pacchetto non c’è l’iscrizione, quindi non sa e non può sapere chi può seguire il corso, e non ci sono le condizioni di completamento del corso, quindi non determina che cosa la piattaforma conterà come corso completato. Non ci sono i ruoli e le impostazioni dei permessi, non c’è il calcolo del registro delle valutazioni, non ci sono gli attestati e non c’è il resto del contenuto del corso. Se il fornitore promette di consegnare un corso, conviene precisare se si tratta del pacchetto o di un corso completo in piattaforma, perché la differenza di volume di lavoro è grande.
Il video è un caso a parte, che in questo elenco compare quasi sempre, e le piattaforme di formazione non sono sistemi di distribuzione video, quindi i file grandi di solito stanno fuori e nel corso si mette soltanto il lettore, il che significa che il fatto di aver guardato il video non è automaticamente noto alla piattaforma e lo diventa soltanto se il corso lo trasforma in uno dei valori riferibili. Un’azienda che aspetta un report su quanto a lungo ciascuno abbia guardato di solito scopre che non c’è, perché nessuno l’aveva commissionato.
C’è anche la questione della titolarità, in questo tema più vicina di quanto sembri: se il contenuto del corso lo scrive un esperto del Suo settore, ma il corso lo costruisce un fornitore, i default del diritto d’autore in Italia sono gli stessi di qualsiasi opera su commissione, e non significano che il pagamento, da solo, trasferisca i diritti patrimoniali al committente. Lo regola la legge 22 aprile 1941, n. 633, e la conclusione pratica qui è breve: i diritti sul corso, come sul progetto sorgente, vanno scritti nel contratto prima dell’inizio del lavoro.
C’è anche il confine con un tema vicino, che questo articolo non tocca di proposito: la domanda su come portare un corso intero da una piattaforma a un’altra è una questione di portabilità, e ha i propri formati e la propria risposta, che abbiamo descritto nell’articolo su che cos’è un learning management system. Il pacchetto è l’unità di un corso, non un meccanismo di esportazione, e confondere le due cose è costoso.
Che cosa chiedere prima che il corso venga commissionato
Tutte le sezioni precedenti portano a un piccolo insieme di domande da porre a chi realizza i contenuti prima del contratto, perché dopo la consegna le risposte non cambiano più nulla, e la prima di queste domande riguarda il formato: in quale standard verrà consegnato il pacchetto e se è SCORM 1.2, tenuto conto che Moodle non supporta la versione del 2004. La seconda riguarda l’identificatore: se nelle versioni successive l’identificatore dell’elemento del manifest resterà lo stesso e se lo si può scrivere nel contratto.
La terza domanda riguarda che cosa il corso riferirà, ossia se imposterà lo stato, se passerà i punti, se nel manifest ci sarà un mastery score e che cosa vedrà esattamente nel Suo report su una persona che ha consultato il materiale ma non ha superato il test. La quarta riguarda il volume: quanti dati di stato il corso memorizzerà e se stanno nel campo dello standard, perché un corso lungo con molte domande raggiunge questo limite in silenzio.
La quinta domanda riguarda i materiali sorgente ed è quella che si dimentica più spesso: se Lei riceverà anche il progetto sorgente del corso, non soltanto il pacchetto finito, perché senza il sorgente la modifica successiva la può fare soltanto lo stesso realizzatore con lo stesso strumento di authoring. È la stessa domanda di qualsiasi lavoro su commissione, e va posta prima dell’inizio del lavoro.
Queste domande non richiedono molto tempo e non offendono nessuno, perché un realizzatore di contenuti professionale risponde subito, ma evitano la situazione in cui l’azienda ha pagato un corso e dopo un anno non può né aggiornarlo né dimostrare che qualcuno l’ha seguito. Se Lei desidera che questa conversazione la conduciamo noi, o che verifichiamo un pacchetto già ricevuto prima di caricarlo, ci scriva, e lo facciamo insieme all’implementazione della piattaforma di formazione.
Domande frequenti.
Moodle supporta SCORM 2004?
No. Nella documentazione di Moodle è indicato che sono supportati SCORM 1.2 e AICC, mentre della versione SCORM 2004 sono realizzate soltanto alcune parti dell’interfaccia di base. Lì stesso si dice che il lavoro sul supporto della versione del 2004 è fermo e che le segnalazioni di errore su questo punto vengono chiuse come cose che non saranno corrette. Alcuni pacchetti del 2004 possono sembrare funzionanti, ma non ci si può fare affidamento. Se la versione del 2004 è obbligatoria, il percorso certificato passa per un servizio esterno commerciale con un proprio plugin, e va deciso prima di commissionare il corso.
Perché dopo l’aggiornamento del corso sono scomparsi i dati di completamento?
Molto probabilmente perché è cambiato l’identificatore dell’elemento del manifest. Nella documentazione di Moodle è scritto che, se un pacchetto nuovo viene caricato sopra quello vecchio e l’identificatore differisce, i dati di tracciamento di quel pacchetto vengono eliminati. La piattaforma avvisa in italiano, dicendo che il pacchetto sembra cambiato o modificato e che, se la struttura è cambiata, alcuni tracciamenti degli utenti potrebbero andare persi, ma l’avviso compare nel momento del caricamento. La soluzione è chiedere a chi realizza i contenuti di conservare lo stesso identificatore e, prima del caricamento, verificarlo nel file del manifest.
In che cosa H5P differisce da un pacchetto SCORM?
Nel fatto che non è un formato di pacchetto. H5P è un tipo di contenuto interattivo che funziona nel browser e non usa né il manifest né l’interfaccia SCORM, quindi riferisce alla piattaforma in un altro modo. Moodle può riceverlo in tre modi diversi: come attività integrata con il deposito dei contenuti, come plugin più vecchio o come servizio cloud a pagamento che si aggiunge come tool esterno. Il comportamento della valutazione in queste tre vie differisce, e nella documentazione è indicato proprio che il report dei tentativi non è collegato alla sufficienza dell’attività né alle condizioni di completamento.
Perché nel corso non si vede che la persona ha consultato il materiale ma non ha superato il test?
Perché SCORM 1.2 ha per questo un solo campo di stato con sei valori possibili, che nell’interfaccia italiana di Moodle sono «Superato», «Completato», «Fallito», «Incompleto», «Visitato» e «Non tentato», e completamento e risultato vi combattono per un solo posto. SCORM 2004 risolve il problema con due campi separati, ma Moodle quella versione non la supporta. La soluzione pratica è dividere il corso in due attività, di cui una risponde della consultazione del materiale e l’altra della verifica. Va deciso prima di costruire il corso, perché dopo la divisione significa rielaborare il corso.
Che cosa chiedere al fornitore del corso oltre al pacchetto stesso?
Almeno il progetto sorgente, perché senza di esso le modifiche successive le può fare soltanto lo stesso realizzatore con lo stesso strumento di authoring. Accanto a ciò conviene chiedere un impegno scritto a conservare lo stesso identificatore del manifest nelle versioni successive, chiarezza su che cosa il corso riferirà alla piattaforma, e i requisiti di accessibilità, se si applicano. Quanto al diritto d’autore, il pagamento da solo non trasferisce i diritti patrimoniali al committente, quindi li scriva nel contratto prima dell’inizio del lavoro.
Implementazione di Moodle per scuole e aziende — Moodle 5.x, migrazioni da 3.x e 4.x, autenticazione con eIDAS, SAML o OpenID Connect. Impari nel modo che preferisce.